La mia esperienza

L’alta definizione parte dalla bellezza della natura

La passione per la musica, ma anche per l’elettronica, l’informatica e tecnologia in genere, mi ha portato a seguire con interesse l’evoluzione dell’alta fedeltà dagli anni 70 in poi. Come altri, in quei tempi, iniziai a realizzare i primi amplificatori che venivano proposti su riviste specializzate ad uscita mensile. Il mio desiderio di conoscenza mi portò a studiare testi sempre più avanzati di elettronica e acustica.

La sperimentazione di circuiti elettronici in BF ha coinvolto anche un mio amico, Fortunato Cusato (Lucky per gli amici) tanto da farci decidere di condividere le nostre conoscenze e di lavorare assieme nella realizzazione di diversi progetti. Ricordo con piacere le numerose ore passate a disegnare circuiti, trasferirli su basette ramate, realizzare i circuiti stampati, forarli, saldare i componenti per poi correre a testarli. Le misure inizialmente erano relegate ad un semplice tester analogico ma successivamente potemmo avvalerci di un oscilloscopio Hitaci a due canali da 20 Mhz . I nostri prodotti finiti erano oggetto di numerose ore di ascolto da parte di amici e appassionati e di confronto, per quanto possibile, con apparecchi rinomati presenti sul mercato.

Per quanto riguarda l’informatica il primo elaboratore che ho avuto è stato il Commodore 128 e successivamente l’Amiga 2000. Su quest’ultimo ho programmato le prime procedure per il calcolo di diffusori acustici e filtri crossover con simulazione di risposta fino a 4 vie.

La continua ricerca della qualità sonora ci indusse a sviluppare un nostro progetto di base che mirava alla realizzazione di un amplificatore e preamplificatore a stato solido senza compromessi. All’inizio degli anni 80 avevamo realizzato il primo prototipo: un amplificatore capace di erogare circa 100 watts per canale su 8 ohm e quasi 200 su 4 ohm. Ricordo ancora con affetto un giovane mio coetaneo che dopo averlo ascoltato, nel negozio di alta fedeltà dove lavorava, mi chiese di lasciarglielo per farlo ascoltare ad altri appassionati. Bene, dopo 3 giorni mi telefonò per chiedermi se ero disposto a venderlo. Da allora entrammo in un giro di “audiofili” dove l’argomento principale era l’alta fedeltà ma anche dove le argomentazioni sulla qualità di riproduzione di un impianto stereo diventavano quasi religiose per non dire filosofiche. Tutto questo, comunque, ci consentì di confrontare i nostri amplificatori e preamplificatori con apparecchi commerciali di indubbia qualità costruttiva e sonora.

La nostra attività continuò fino a circa l’anno 2000 con la realizzazione di amplificatori, preamplificatori, diffusori acustici e altri componenti audio.

Tutto ciò è rimasto comunque un bellissimo hobby, il mio lavoro è stato altro! hobby che lentamente sia io che il mio amico abbiamo seguito sempre meno per motivi di famiglia, di lavoro, ma anche perché il boom dell’informatica e del digitale ha relegato l’alta fedeltà sempre più in una nicchia per amatori.

Ciò non toglie che l’ascolto della musica sia sempre stato presente nella mia vita. Anzi l’organizzazione di concerti di musica classica mi ha anche permesso di sperimentare tecniche di registrazioni audio dal vivo.

La riproduzione musicale dal vivo di voce e strumenti senza che venga alterata da sistemi di amplificazione è stato sempre il mio riferimento di ascolto e credo che sia quello che tutti cerchiamo di ottenere dal nostro impianto audio. In realtà le variabili che intervengono nella riproduzione audio sono molteplici: la qualità della sorgente; della registrazione; del riproduttore; del preamplificatore; dell’amplificatore; dei diffusori; dell’ambiente e per quanto riguarda l’ascolto dal nostro apparato uditivo che deve rapportarsi con lo stato di salute e con l’età. Se a questo aggiungiamo l’educazione musicale dell’orecchio che inizia sin dalla nascita, ci rendiamo conto di quanto sia difficile ottenere pareri unanimi sulla qualità di riproduzione di un impianto audio.

Bruno Pelle